Ex manicomio mombello: Dove si trova, come visitarlo, storia ed informazioni

Tutte le informazioni da sapere sull’ex manicomio di mombello in Lombardia

Il motto che ogni viaggiatore deve sempre tenere a mente è che viaggiare fa bene allo spirito come al corpo. Esplorare paesaggi esotici, visitare le più belle città europee o soffermarsi nei musei più celebri del mondo è una ricchezza che solo i veri cosmopoliti riescono a comprendere. Ma a volte i viaggi possono avere come meta dei luoghi dimenticati anche dalle guide turistiche più in voga, degli spazi contenenti in sé il sugello di un paese, di una popolazione o di un periodo storico. E allora perché non andare alla scoperta di ospedali abbandonati, delle carceri locali o della storicità presente in un vecchio manicomio? Manicomio di Mombello - corridoioMombello ed il suo quartiere ospitano proprio un edificio che fa al caso vostro e in questo articolo vi parleremo proprio dell’ex ospedale psichiatrico più visitato nella zona. Stiamo parlando del Manicomio di Mombello, situato a Limbiate, in provincia di Monza e Brianza.
Il Manicomio Mombello ha una storia che va dalla sua urgente apertura nel 1873 sino ai giorni nostri nelle vesti di uno spazio abbandonato e vittima di degrado. Entrando nel Manicomio di Mombello non si ha l’idea di accedere in un luogo deserto e senza vita, si possono ancora rinvenire dei reperti medici tra la spazzatura, i materassi dei letti sono ancora intatti.

In questo articolo vogliamo illustrare tutte le informazioni da considerare e sapere sul Manicomio Mombello, essendo un luogo di attrazione che richiama l’attenzione di diverse persone, vi illustreremo qual è la sua storia, cosa racchiude all’interno e come viene utilizzato al giorno d’oggi, capendo anche com’è possibile raggiungerlo e visitarlo.

La storia dell’ex manicomio di Mombello

La storia del manicomio di Mombello inizia molto prima della sua data di costruzione, del 1872, e va legata al passato di un altro edificio adiacente all’ex Manicomio, Villa Pusterla-Crivelli. Villa Pusterla è una villa settecentesca utilizzata da Napoleone Bonaparte come suo quartier generale, destinata in seguito all’abbandono. Nel 1863 diviene urgentemente un ospedale psichiatrico per smaltire il sovraffollamento degli altri ospedali dovuto ad un’improvvisa epidemia di colera. Nel 1865 l’epidemia sconvolge infatti il settentrione ed una sessantina di malati vennero trasferiti dall’ospedale di Senavra alla villa Pusterla-Crivelli di Mombello. Manicomio MombelloQuello di Senavra fu il primo nucleo manicomiale di Milano che negli ultimi anni arrivò ad ospitare più di 500 malati, oltre la capienza consentita, per questo motivo nel 1878 venne chiuso e i pazienti vennero trasferiti al manicomio Mombello. Intorno al nuovo ospedale di Mombello gravitavano personalità di spessore come l’ex direttore del Senavra, Cesare Castiglioni, Andrea Verga e Serafino Biffi, due psichiatri della scuola milanese, insieme organizzarono attività ricreative per gli ospiti più tranquilli del manicomio, come la colonia agricola.

Tra il 1873 e il 1878 il manicomio di Mombello divenne una vera e propria città: aumentarono i lavori di ampliamento ed i malati superarono le migliaia. Nel manicomio si potevano trovare giardini, biblioteche per studiosi o destinate agli stessi pazienti, laboratori scientifici e molto altro. Gli “abitanti” del manicomio non erano suddivisi secondo la loro diagnosi, bensì in base al livello del loro stato d’agitazione, si andava infatti dai “tranquilli”, agli “agitati”, fino ai “sudici” e “lavoratori”. Tra questi, i pazienti “agitati” riversavano in una condizione molto grave ed erano tenuti in isolamento, esonerati dalle attività di laboratorio o ricreative. Scrivania al Manicomio MombelloAnalizzando le storie di ogni manicomio, Mombello risultò essere l’ospedale psichiatrico più innovativo soprattutto per l’impegno sociale e civile in cui venivano spinti i suoi ospiti. Qui nacque infatti la Gazzetta del Manicomio della Provincia di Milano in Mombello, un giornale interno che non esisteva in nessun altro ospedale prima. Durante la Grande Guerra il Manicomio di Mombello vide inoltre l’apertura di un padiglione speciale destinato ai soldati ammalatisi al fronte per malattie mentali, i posti disponibili erano appena 200 ma in totale vennero ospitate oltre 3000 persone, tanto che furono aperte delle succursali nei paesi limitrofi. Durante la Seconda Guerra Mondiale un episodio degno di nota che portò in risalto l’ospedale fu l’evento che legò il manicomio Mombello con il decesso del figlio segreto di Benito Mussolini, Albino Dalser, avuto con Ida Irene Dalser. Insieme alla madre, Albino venne rinchiuso a Mombello ma morì in circostanze misteriose nel 1942. Secondo le carte dell’epoca il decesso avvenne per deterioramento organico, in realtà, grazie ad alcune cartelle cliniche, si ipotizzò più volte che il corpo di Albino venne condotto ad uno stato di coma a causa di ripetute iniezioni di insulina. Nel Manicomio di Mombello vennero ospitati molti artisti dell’epoca, tanto che venne ribattezzata “la Brera di Mombello”, il pittore Gino Sandri ad esempio produsse molti dei suoi disegni nel manicomio. Dopo la legge Basaglia del 1978, il manicomio fu investito da una sorte di declino e nel 1999 divenne totalmente disabitato, cadendo vittima dei numerosi writers che hanno imbrattato le mura degli edifici e diventando ben presto meta di un “turismo macabro”. Manicomio MombelloTra le scritte che colorano le mura dell’edificio, quella che tocca di più lo sguardo del passante è quella che recita: “i pazzi sono fuori, non cercateli qui”. Ma sono presenti anche frasi che non hanno alcun collegamento con il manicomio e con la sua storia, risultando perciò fuori luogo ed oltraggiose.

Visita guidata: informazioni e costi

Coloro che hanno desiderio di visitare il Manicomio Mombello, luogo affascinante e a tratti terrificante, possono farlo in una quasi totale tranquillità dal momento che l’accesso è libero, ma la visita potrebbe diventare rischiosa se non si conoscono i punti più pericolosi. Dalle indicazioni di alcuni cartelli all’entrata, l’accesso all’edificio risulta infatti vietato, gli edifici si trovano in uno stato pericolante, in particolare i sotterranei sono sconsigliati. Visita ex manicomio mombelloMa i più coraggiosi che decideranno di perlustrare questo luogo pieno di memoria e di oggetti vividi che lo legano ancora al presente, potranno organizzarsi autonomamente per visitare con le dovute precauzioni il Manicomio di Mombello.

Visitare oggi il Manicomio di Mombello per ammirare i resti di un luogo ricco di memoria è una scelta audace consigliata solo ai più avventurosi. L’edificio non riversa in ottime condizioni, alcune stanze sembrano bruciate da incendi, altre sono diventate il dormitorio dei senzatetto. Se negli anni passati si potevano ancora ritrovare macchinari dell’epoca e cartelle cliniche di qualche paziente, oggi questi oggetti sembrano spariti nel nulla, l’apertura al pubblico ha portato questo luogo ad essere vittima di vere e proprie razzie da parte di vandali. Visitare il Manicomio di Mombello è ovviamente gratuito, chi vuole può organizzarsi per accedere agli edifici dell’ospedale psichiatrico più famoso d’Italia. Nella parte sottostante all’edificio ci sono anche i sotterranei, sconsigliati ai più timorosi, le insegne per orientarsi risultano però poco chiare, ci si potrebbe affidare ad un esperto che ha già passeggiato in quei corridoi. ex manicomio mombelloMunirsi quindi di torce ed abbigliamento sportivo per evitare di imbattersi nelle macerie che si trovano a terra.

Ogni tanto vengono organizzate delle visite guidate del manicomio al costo di pochi euro, questo permette ai più timorosi e meno esperti di girare insieme ad altre persone che già hanno visitato il luogo ogni sua zona, riuscendo così a godersi meglio la visita. Purtroppo ad organizzare queste visite sono dei piccoli gruppi privati con organizzazioni sui social o tramite passaparola, pertanto non è possibile individuare in modo semplice date ed orari di possibili visite collettive

Dove si trova e come arrivare

Non è difficile raggiungere il Manicomio, Mombello è collegata con molti autobus di linea, vi si accede passando per via Monte Grappa, tramite un cancello sempre aperto. L’area frontale all’edificio potrebbe assomigliare ad un parco dato che il via vai di anziani che passeggiano e ragazzi in procinto di scattare fotografie, lascerebbero pensare ad un luogo ricreativo, ma i punti di accesso restano ben visibili. A soli 14 km da Monza e 23 km da Milano, è raggiungibile anche in treno, la fermata della suburbana s11 è proprio Bovisio Masciago – Mombello

Manicomio di mombello come set fotografico: idee e caratteristiche

Il manicomio di Mombello è spesso protagonista di interessanti set fotografici, sia da parte di chi vuole documentare la sua esperienza in uno spazio così commemorativo e storico e sia per chi vuole spingersi un po’ oltre e fare dell’ex ospedale il retroscena di fotografie in stile horror.set fotografico ex manicomio Non a caso nell’ex manicomio venne girato un cameo finale del film di Luciano Silighini Garagnani: “7 Days 7 Girls” che vedono protagonista nientepopodimeno che il celebre attore Johnny Depp. Gli appassionati di scenografie tetre e nostalgiche troveranno pane per i loro denti nei corridoi del manicomio, spesso vengono organizzate anche delle uscite fotografiche di gruppo per immortalare gli angoli più cupi dell’ospedale.


Se vi trovate nei pressi di Monza o Milano non perdete l’occasione di visitare questo luogo di memoria e di suggestione. Passare un giorno in questo luogo unico nel suo genere potrebbe rivelarsi una vera e propria avventura, non facilmente ripetibile in altri luoghi.
Se dall’aspetto esterno potrebbe apparire un edificio angusto e abbandonato agli atti vandalici, non demordete poiché ne uscirete di certo con una ricchezza in più ed una conoscenza maggiore sullo stato in cui riversavano i manicomi italiani di quegli anni.Ingresso dell'ex ospedale psichiatrico di Mombello

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